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“Volete mettere alla prova un amico che si vanta di essere un grande intenditore di vini? Ebbene voi servite il vino e a chi fate scegliere il bicchiere adatto”
Anna Bartolini, La donna e l’arte del vino

 

Il colore è il primo apprezza mento che si fa a un vino, i bicchieri dovrebbero perciò essere di cristallo, unico materiale che assicura una perfetta trasparenza, e permette, così, di apprezzarne il colore, perché si mangia, e si beve, prima con gli occhi.

Lo stelo sarà alto e sottile per poterli impugnare senza che il calore della mano scaldi il vino. Poi il profumo, su cui influisce la forma del bicchiere, che non deve mai essere svasata alla sommità, ma ricurva per consentire un’ottimale confluenza degli odori e degli aromi e che “hanno un peso diverso a seconda che si levino lungo le pareti o al centro”. Per apprezzare appieno il sapore, poi, il bordo del bicchiere, necessariamente rotondo, non deve essere troppo spesso. Oltre a queste condizioni generali, vi sono poi quelle legate ai diversi tipi di vino, perché ogni vino vuole anche il suo bicchiere.

Ecco il “Ballon”, grande e ampio, che permette di gustare nel modo migliore un rosso lungamente invecchiato; non deve essere riempito più di un terzo. Bicchiere ampio, allungato e curvato all’indietro, in prossimità dell’apertura, per il vino rosso non invecchiato, me di buon corpo. Calici tondeggianti, ma più allungati, per far scorrere l’aroma verso l’alto, per un vinello giovane dal profumo delicato. Per i vini rosati: calici svasati, poco panciuti. I bianchi vanno serviti in bicchieri slanciati a forma di oliva, leggermente stretti all’apertura, per meglio contenere e raccogliere i profumi. Per lo champagne, lo spumante fresco: la flûte, “dai fianchi slanciati come quelli di una fanciulla”, che agevola l’osservazione del perlage, ma per lo spumante dolce è di rigore la coppa, quella modellata sul seno della Pompadour, per intenderci.

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