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Un semplice, ingegnoso e familiare attrezzo di origine piuttosto recente e di grande utilità

Bere un bicchiere di vino a tavola è una sana, piacevole abitudine, consigliata dai nutrizionisti a tutti gli adulti in buona salute. Per stappare ogni bottiglia di vino usiamo correntemente il cavatappi. Non ci domandiamo chi abbia inventato questo attrezzo, come e quando sia giunto a corredare gli utensili di cucina, nonostante celi una storia interessante. L’origine del cavatappi è dubbia, ma sicuramente è collegata all'introduzione delle bottiglie in vetro, utilizzale da principio per conservare il sidro-, la birra e più tardi per il vino. Sembra che I'uso di questo strumento sia iniziato quando si adottarono i turaccioli cilindrici, più difficili da estrarre a mano rispetto a quelli conici usati in precedenza. I tappi a cilindro vennero preferiti agli altri poiché garantivano una maggior tenuta e, quindi, una migliore conservazione dei liquidi imbottigliati.


L’idea del comune cavatappi pare sia nata intorno al 1450 dalla trasformazione di un banale punteruolo per le botti; si ritiene anche che il modello giunto sino a noi derivi dal congegno che serviva per disincastrare le pallottole di piombo dalle armi ad avancarica del XVII secolo. I primi esemplari, realizzati in numerose varianti, vennero costruiti a mano da esperti artigiani. In Inghilterra, agli inizi del Settecento, il cavatappi era considerato un oggetto di prestigio, riservato a nobili, benestanti e collezionisti. Dalla seconda metà dello stesso Secolo, grazie all'introduzione delle macchine per la lavorazione dei metalli, vennero costruiti i primi pezzi in serie e cosi se ne diffuse I'uso.
Il "tire-bouchon à cage", di produzione francese, aggiunse al cavatappi una campana di metallo: questa esercitava una forza inversa all'estrazione, spingendo contro l'imboccatura della bottiglia.
Il reverendo Samuel Henshall, nel 1795, brevettò un sistema composto da un anello che appoggiandosi sul tappo imprimeva una rotazione per agevolarne I'espulsione. In Germania fu inventato un sistema a molla che appoggiato sul collo della bottiglia aumentava la spinta contraria mentre il "verme" (la parte metallica a vite) penetrava nel turacciolo.


Il brevetto di Thomason del 1805 diede origine al cavatappi moderno: una vite a cremagliera venne applicata direttamente sul perno. Più tardi furono studiati altri congegni che sfruttavano il principio della leva (a uno o a due bracci). In Italia prevalse il sistema a "manichino" che aggiungeva una manovella laterale. Ai primi dell'Ottocento debuttò il cavatappi a "farfalla". I “rubinetti da champagne”, brevettati in Francia nel 1828, erano forati e provvisti di un mini-rubinetto che consentiva di spillare la bevanda a piacimento. Il modello a doppia vite fu inventato nel 1838, mentre risale al 1860 il cavatappi americano. Il "tirabuscione" italiano fu immesso sul mercato più tardi, poiché solo nel 1864 venne istituito, grazie ad un Regio Decreto, I'Ufficio Brevetti. Nel corso del tempo le varianti del cavatappi furono numerose e le decorazioni applicate sull'attrezzo furono svariate. Vennero realizzali cavaturaccioli in diverse leghe metalliche, in oro e in argento; furono decorati con ceramica, porcellana, avorio, madreperla e pietre preziose...

Furono costruiti modelli a "concertina" , à “manovella”, a “leve”, a due lame, da “cameriere” (il più diffuso). Esemplari con spazzolino per pulire il collo della bottiglia, da muro, da tavolo e così via. Particolari erano i piccoli cavaturaccioli che venivano utilizzali, un tempo, per aprire le boccette di profumo o quelle dei medicinali. La varietà e l'abbondanza di questi singolari strumenti hanno stimolato l'interesse, la passione ed il collezionismo sino ai nostri giorni. I tipi di cavatappi più noti e diffusi sono quattro: semplice, meccanico, a leve laterali, pieghevole da tasca. Il pieghevole si diffuse alla fine del XIX secolo, ma alcuni raffinati esemplari con astuccio decorato risalgono al '700. Nel Museo Martini di Storia dell'Enologia di Pessione (TO) è possibile ammirare, tra I'altro , rari e preziosi esemplari di cavatappi. Di grande interesse è il "Museo del Vino e del Cavatappi" presso la Casa Museo Villa Mazzucchelli a Ciliverghe di Mazzano (BS). Nella produzione odierna si trovano molti pratici strumenti dal sofisticato design: i preferiti dai professionisti sono quelli più leggeri, maneggevoli e veloci da usare.

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