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“Non riuscivo a separare la bocca dai bordi deliziosi della sua tazza. Una cioccolata da morire, morbida, vellutata, profumata, inebriante”
Guy de Maupassant

Se ogni stagione ha le sue bellezze, ci offre i suoi frutti e le sue meraviglie, l'inverno è quella in cui più di ogni altra si gusta una vera delizia: la cioccolata calda in razza, vero dono degli dei. Il cammino di questa bevanda è affascinante, ma procediamo con ordine. All'inizio è il cacao. Secondo una romantica leggenda, il seme del cacao, sacro alle dea azteca della fertilità Xochiquetzal, sarebbe nato dal sangue di una sposa fedele, che preferì morire piuttosto che rivelare dove si trovasse il tesoro affidatole dal marito, prima di partire per la guerra. Da un atto d'amore, quindi, sarebbe nato il cacao che dell'amore si dice complice... Conosciuto già dal 1500 a.c. dagli Olmec, antica popolazione Mesoamericana, I'attuale Messico centrale, spetta ai Maya I'aver inventato con esso una bevanda calda che ... “aggiustavano” con i fagioli. La ricetta era questa: arrostivano i fagioli insieme al cacao, vi aggiungevano acqua e un po' di pepe. A questa bibita dal gusto molto particolare attribuivano quasi una venerazione religiosa. Ci volle del tempo perché il cacao, la sua bevanda e il cioccolato, “frutto” sublime del cacao, venisse apprezzato anche dagli europei. Non lo fu abbastanza da Cristoforo Colombo che pure aveva inviato semi di cacao in Europa, essendo venuto a conoscenza nell'isola di Guanaya del duplice uso che ne facevano gli indigeni: lo usavano per preparare una bevanda, a cui aggiungevano succo di agave, pepe e peperoncino e come moneta di scambio per gli acquisti: una zucca valeva 4 semi di cacao, un pomodoro 1 seme, le prestazioni di una prostituta 8-10 semi, e uno schiavo 100 semi.

 

Spetterà a Cortes far conoscere il cacao in Europa. L'avido conquistador si interessò al cacao quando restò sicuramente impressionato dal fatto che i nobili aztechi parevano apprezzare di più la densa, dolcissima bevanda preparata con cacao, vaniglia e spezie, delle tazze d'oro in cui veniva gustata, forse per le virtù che gli attribuivano... Montezuma la consumava prima di entrare nell'harem, perché convinto che fosse afrodisiaca, e sicuramente per onorare Cortes, che credeva la reincarnazione del dio Quetzalcoalt, gli fece dono di una piantagione di cacao di seimila metri quadrati. Sia come sia, in Messico, nel XVII secolo, la “tazza” di cioccolata era tanto perversamente desiderata, probabilmente più per la sua fama di afrodisiaco che come panacea contro ogni male, da essere gustata anche in chiesa, durante la messa, dalle dame dell’alta società. Il vescovo che si oppose a questa a morì “misteriosamente”: gli avevano avvelenato la cioccolata che beveva ogni mattina. Ormai la bevanda, la cui caratteristica è quella di essere “frullata” con un cucchiaio speciale in modo che non si presenti troppo densa e formi schiuma, è conosciuta e apprezzata anche in Europa grazie a Cortes, che, alla morte di Montezuma, divenuto governatore del “nuovo mondo”, aveva inviato in Spagna chili e chili di cacao. Il “dono” che permetteva di preparare la cioccolata calda, piacque molto all'imperatore Carlo V tanto che divenne il suo particolare regalo di nozze quando un membro della sua famiglia sposava un nobile straniero. Poiché la ricetta di questa bevanda rimase un segreto, nacquero varie interpretazioni sul modo di prepararla. La ricetta originale europea era a base di cacao, acqua, vino e spezie, e se gli spagnoli iniziarono a dolcificarla con lo zucchero, furono gli inglesi a sostituire l'acqua con il latte, anche se l'arricchivano con un uovo e un dito di madera; chiamavano questa bevanda “hot chocolate” e la gustavano dopo pranzo.

La passione degli inglesi per la cioccolata, anche se saranno poi conquistati dal tè, originò a Londra, verso la metà del XVII secolo, le Chocolate House, locali un po' libertini dove uomini e donne, oltre che a bere cioccolata, ascoltavano musica, parlavano di politica, giocavano a carte e a dadi. In Austria fu Carlo VI, di ritorno dalla Spagna, a introdurre l'uso della cioccolata in tazza, tuttora molto in auge, ma I'Austria, nel 1832, esalterà ulteriormente il cioccolato con I'invenzione di Franz Sacher, capo pasticcere del principe di Metternich: la Sacher torte, delizia a base di cioccolato e marmellata di albicocche, che si può gustare oggi nella ricetta originale segreta all'Hotel Sacher di Vienna; la “risposta” della Germania alla Sacher sarà un'altra fantastica torta: la Foresta nera, cioccolato, crema chantilly, ciliegie e kirsh. Torniamo alla bevanda. In Francia era spesso profumata alla vaniglia, chiodi di garofano, cannella e ambra; in seguito, il pasticcere personale di Maria Antonietta la arricchirà con polvere di orchidea, fiori d'arancio e latte di mandorla; la regina Anna, moglie di Luigi XIII asseriva di avere due amori: il re e la cioccolata; le dame di corte ne bevevano in quantità, convinte che facesse dimagrire.

Ma la cioccolata aveva altre virtù. In primis, era considerata un afrodisiaco. Ne erano convinte le favorite di Luigi XV: da Madame du Barry, che la considerava indispensabile compagna di ogni convegno amoroso, alla Pompadour.
Seguite in questo da grandi esperti dell'ars amandi come Casanova, che beveva più cioccolata di quanto mangiasse ostriche, e la reputava più inebriante dello champagne; come il marchese de Sade, che sembra con essa aver avvelenato qualche amante, e così via. Del resto le virtù afrodisiache del cioccolato, potente antidepressivo, sarebbero confermate. Il cacao, infatti, conterrebbe, tra l'altro, sia feniletilamina, sostanza dall'effetto euforizzante, che teobromina, sostanza che si trova solo nel cacao, capace di esercitare un'azione molto simile alla caffeina, quella di stimolante a livello fisico e mentale. Ma c'è di più. Un altro componente del cacao deriva il nome dal sanscrito “ananda” che significa: felicità.

E non solo. Il cioccolato protegge dalle malattie cardiovascolari e dall'invecchiamento, grazie a un azione antiossidante, per cui è amico della memoria, contiene il doppio di fosforo rispetto al pesce; favorisce la concentrazione, la prontezza di riflessi, non fa sentire la fatica... Forse per questo Napoleone Bonaparte, goloso di cioccolato, ne sorbiva delle gran tazze per tenersi sveglio sui campi di battaglia; del resto già gli aztechi conoscevano la virtù antifatica della cioccolata e Voltaire beveva cioccolata mentre era intento ai suoi studi, mentre Johann Wolfgang Goethe non viaggiava mai senza cioccolato e una cioccolatiera per preparare la bevanda.
In Italia, a Torino, città d'elezione del cioccolato, la
della Torino bene del Settecento era la isa", che poi prese il nome di "bicerin", bevanda a base di caffè, cioccolata e latte. Con tale storia e tali referenze la cioccolata in tazza è giunta sino a noi ed oggi è in auge più che mai, anche se non dubitiamo un attimo che, momento di piacere e gratificazione, si sarebbe affermata anche senza tante testimonianze illustri. E poiché ogni epoca ha le sue prelibatezze, oltre alla cioccolata è ora molto di moda la fonduta di cioccolato, che permette di preparare un goloso dessert direttamente a tavola.

 

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